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  Articoli > Panorama > 27 Aprile 2001

 

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      di Davide Burchiellaro e Donatella Marino    
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Vita, sesso, segreti della supersegretaria

Utilizzare informazioni riservate? Esibire il fascino femminile? Oppure... Viaggio tra le signore tuttofare della nuova e vecchia economia, decise a uscire dall'ombra. Con (quasi) ogni mezzo.


Valentina Medda, segretaria di Renato Soru, ha 30 anni, uno stock di tailleur e uno di azioni Tiscali, oltre a una laurea in lingua giapponese. Daniela Costantino, fida assistente di Franco Bernabé, ha mèches bionde, maneggia un'agenda elettronica da 3 mila indirizzi e parla correntemente il persiano. Valeria Santarossa ha 35 anni, rimmel sempre a posto, una laurea in giurisprudenza e conosce il telefonino palmare Nokia 9000 del capo, il boss Telecom Rocco Sabelli, molto meglio di lui. Altro che "cha-cha-cha della segretaria". Qui, per i ritmi frenetici, per gli orari no limits (e qualcuno aggiunge anche per i look sexy-aggressivi), siamo ormai al "rave dell'office manager". Già, come sono lontani i tempi in cui la segretaria si confondeva nell'immaginario con la sagoma della dattilografa sottomessa che troneggiava nelle insegne della Kores, azienda produttrice di carta copiativa. Oggi la segretaria del top manager è a sua volta manager, strappa contratti da quadro o da dirigente, porta a casa dai 70 ai 300 milioni l'anno.

Si chiama "office manager", se gestisce un grande ufficio e ha dipendenti, "personal manager" se dedica le sue cure al solo boss, semplicemente "assistente" se presta la sua opera in uffici non anglofoni. Può essere iscritta all'Asi, Associazione segretarie italiane o addirittura all'Euma, European manager assistant. In ogni caso è emancipata, negli anni ha attuato una sorta di strisciante rivoluzione femminista che l'ha portata a una strategica consapevolezza: le informazioni che tratta e le alte frequentazioni, unite alla femminilità, sono una risorsa in termini di carriera e potere. Un po' assomiglia a Dora, la protagonista del romanzo Segretarie di Micaela Gioia, devota, protettiva, ma superdeterminata nel servirsi del suo ruolo. "Ben venga l'emancipazione" dice Adriana Bonanni, leader dell'Associazione segretarie italiane: "Finalmente passa il messaggio che dietro un grande manager c'è una grande segretaria. Del resto non è mai stato vero come in questo momento. Oggi la segretaria deve essere più tecnologica del capo e saper sforare in campi minati come quello delle pubbliche relazioni".

Spiccano nel neonato genere di segretarie-pierre internettizzate, la bella assistente di Gianni Petrucci, Patrizia Tramontano, quella di Mario Pescante, Alexia Rota, e la superdinamica Anna Melica, in Nissan al fianco di Giuliano Musumeci Greco. Poi ci sono Deborah Bergamini, 30 anni, new entry dell'entourage di Silvio Berlusconi, Alina Cavaglia, 35enne bionda segretaria di Giovanni Malagò, Manuela Gentili, giovane assistente di Antonio Tajani, con alta propensione alla comunicazione. Esigenza per la quale Emma Marcegaglia si affida a un gruppo maschile di segretari. Sarà per questo trend che fioriscono i master per segretarie di alta direzione. Come quelli della società di formazione Ottantaventi. "Sono sempre più laureate sveglie, menti fertili cui insegnare tecniche di relazione e psicologia" dice l'organizzatore Massimo Brizzi. Molte li frequentano con l'obiettivo di mettersi in proprio in società esterne di segreteria, come insegna l'esperienza della stessa Bonanni. Ma sono tante anche quelle che, una volta appresa l'arte di muoversi tra i potenti, tentano mosse più ardite, come ha fatto l'ex assistente di Marcello Pera, Iole Santelli, oggi candidata alle elezioni.

Che la figura non rappresenti più un parcheggio lo conferma la cacciatrice di teste Maurizia Villa, di Heidrick&Struggles: "La segretaria oggi è il biglietto da visita del manager, tanto che poi lo segue". Che poi la fedeltà-devozione scateni meccanismi degni di psicoanalisi o di pettegolezzi pare una cosa da mettere nel conto: "Che c'è di strano" spiega una potente segretaria "la sindrome è chiara, lei vede il capo come il Re Sole e lui scambia la dedizione per affetto. Guardi che si passano 14 ore insieme...".
Il tema è morbosetto e compiace il narcisismo dei boss, rispondono in coro le segretarie. Eppure secondo un recente sondaggio della Work, società di reclutamento del personale, diventare la "moglie del capo" è uno dei sogni più confessati dalle segretarie.

Addirittura il 24 per cento delle intervistate sostiene che il sesso "è un sicuro metodo di avanzamento in azienda". Ma alle segretarie che contano di più preme dare l'impressione di donne tutte d'un pezzo. Signore di ferro, insomma, come la schiva e fedelissima Ornella Massimi, assistente di Massimo D'Alema, 42 anni, stile casual. Discrezione, pugno di ferro, voce di velluto sono caratteristiche di un partito trasversale che vince da destra a sinistra. Prendete una come Laura Fissi, 40 anni, segretaria di Fedele Confalonieri: niente a che fare con la stangona che affianca Teo Teocoli nell'imitazione del capo, lei è minuta, mora e parla un inglese perfetto. Ma in emergenza spara battute che fulminano i rompiscatole.
Un'altra che non sta zitta, nemmeno con il boss, è Patrizia Vismara, 54 anni, chioma corta e bionda, tailleur, da 18 anni nell'ufficio dell'imprenditore Massimo Gatti: "Dico la mia, certo. Dopo tutto ho visto crescere i suoi figli, e lui sa che può chiamarmi anche di notte". Nel rapporto con il capo, Mirella Bertocci, 63 anni, storica assistente di Franco Tatò, ci vede una sfida: "Con un uomo così intelligente è una lotta che dà mille soddisfazioni. Anche se io sono all'antica".
Le fedelissime stile Bertocci sono tante, i manager non se le lascerebbero mai scappare: Lina Coletta, segretaria di Gianni Letta da 30 anni, è fiera che il suo lavoro sia stato riconosciuto anche nei libri di Bruno Vespa; Mara Marinacci, al fianco di Gianfranco Causin (Autostrade) non teme "le 15 ore di lavoro giornaliero"; Antonietta Martini è fedele da 26 anni ad Antonio Fazio; Margherita Barberis, con Cesare Romiti dal '77, per la sua bravura ha vinto il premio Bellisario. "Luminari" della segreteria, insomma, garanzia contro le molestie, spauracchio Usa. Non corrono il rischio Roberto Formigoni, il ministro Salvatore Cardinale e il ragioniere di Stato Andrea Monorchio: hanno assistenti maschi.

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