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Vita, sesso, segreti della supersegretaria
Utilizzare informazioni
riservate? Esibire il fascino femminile? Oppure... Viaggio tra le signore tuttofare della
nuova e vecchia economia, decise a uscire dall'ombra. Con (quasi) ogni mezzo.
Valentina
Medda, segretaria di Renato Soru, ha 30 anni, uno stock di tailleur e uno
di azioni Tiscali, oltre a una laurea in lingua giapponese. Daniela
Costantino, fida assistente di Franco Bernabé, ha mèches bionde,
maneggia un'agenda elettronica da 3 mila indirizzi e parla correntemente
il persiano. Valeria Santarossa ha 35 anni, rimmel sempre a posto, una
laurea in giurisprudenza e conosce il telefonino palmare Nokia 9000 del
capo, il boss Telecom Rocco Sabelli, molto meglio di lui. Altro che "cha-cha-cha
della segretaria". Qui, per i ritmi frenetici, per gli orari no
limits (e qualcuno aggiunge anche per i look sexy-aggressivi), siamo ormai
al "rave dell'office manager". Già, come sono lontani i tempi
in cui la segretaria si confondeva nell'immaginario con la sagoma della
dattilografa sottomessa che troneggiava nelle insegne della Kores, azienda
produttrice di carta copiativa. Oggi la segretaria del top manager è a
sua volta manager, strappa contratti da quadro o da dirigente, porta a
casa dai 70 ai 300 milioni l'anno.
Si chiama "office manager", se gestisce un grande ufficio e ha
dipendenti, "personal manager" se dedica le sue cure al solo
boss, semplicemente "assistente" se presta la sua opera in
uffici non anglofoni. Può essere iscritta all'Asi, Associazione
segretarie italiane o addirittura all'Euma, European manager assistant. In
ogni caso è emancipata, negli anni ha attuato una sorta di strisciante
rivoluzione femminista che l'ha portata a una strategica consapevolezza:
le informazioni che tratta e le alte frequentazioni, unite alla
femminilità, sono una risorsa in termini di carriera e potere. Un po'
assomiglia a Dora, la protagonista del romanzo Segretarie di Micaela
Gioia, devota, protettiva, ma superdeterminata nel servirsi del suo ruolo.
"Ben venga l'emancipazione" dice Adriana Bonanni, leader
dell'Associazione segretarie italiane: "Finalmente passa il messaggio
che dietro un grande manager c'è una grande segretaria. Del resto non è
mai stato vero come in questo momento. Oggi la segretaria deve essere più
tecnologica del capo e saper sforare in campi minati come quello delle
pubbliche relazioni".
Spiccano nel neonato genere di segretarie-pierre internettizzate, la bella
assistente di Gianni Petrucci, Patrizia Tramontano, quella di Mario
Pescante, Alexia Rota, e la superdinamica Anna Melica, in Nissan al fianco
di Giuliano Musumeci Greco. Poi ci sono Deborah Bergamini, 30 anni, new
entry dell'entourage di Silvio Berlusconi, Alina Cavaglia, 35enne bionda
segretaria di Giovanni Malagò, Manuela Gentili, giovane assistente di
Antonio Tajani, con alta propensione alla comunicazione. Esigenza per la
quale Emma Marcegaglia si affida a un gruppo maschile di segretari. Sarà
per questo trend che fioriscono i master per segretarie di alta direzione.
Come quelli della società di formazione Ottantaventi.
"Sono sempre più laureate sveglie, menti fertili cui insegnare
tecniche di relazione e psicologia" dice l'organizzatore Massimo
Brizzi. Molte li frequentano con l'obiettivo di mettersi in
proprio in società esterne di segreteria, come insegna l'esperienza della
stessa Bonanni. Ma sono tante anche quelle che, una volta appresa l'arte
di muoversi tra i potenti, tentano mosse più ardite, come ha fatto l'ex
assistente di Marcello Pera, Iole Santelli, oggi candidata alle elezioni.
Che la figura non rappresenti più un parcheggio lo conferma la
cacciatrice di teste Maurizia Villa, di Heidrick&Struggles: "La
segretaria oggi è il biglietto da visita del manager, tanto che poi lo
segue". Che poi la fedeltà-devozione scateni meccanismi degni di
psicoanalisi o di pettegolezzi pare una cosa da mettere nel conto:
"Che c'è di strano" spiega una potente segretaria "la
sindrome è chiara, lei vede il capo come il Re Sole e lui scambia la
dedizione per affetto. Guardi che si passano 14 ore insieme...".
Il tema è morbosetto e compiace il narcisismo dei boss, rispondono in
coro le segretarie. Eppure secondo un recente sondaggio della Work,
società di reclutamento del personale, diventare la "moglie del
capo" è uno dei sogni più confessati dalle segretarie.
Addirittura il 24 per cento delle intervistate sostiene che il sesso
"è un sicuro metodo di avanzamento in azienda". Ma alle
segretarie che contano di più preme dare l'impressione di donne tutte
d'un pezzo. Signore di ferro, insomma, come la schiva e fedelissima
Ornella Massimi, assistente di Massimo D'Alema, 42 anni, stile casual.
Discrezione, pugno di ferro, voce di velluto sono caratteristiche di un
partito trasversale che vince da destra a sinistra. Prendete una come
Laura Fissi, 40 anni, segretaria di Fedele Confalonieri: niente a che fare
con la stangona che affianca Teo Teocoli nell'imitazione del capo, lei è
minuta, mora e parla un inglese perfetto. Ma in emergenza spara battute
che fulminano i rompiscatole.
Un'altra che non sta zitta, nemmeno con il boss, è Patrizia Vismara, 54
anni, chioma corta e bionda, tailleur, da 18 anni nell'ufficio
dell'imprenditore Massimo Gatti: "Dico la mia, certo. Dopo tutto ho
visto crescere i suoi figli, e lui sa che può chiamarmi anche di
notte". Nel rapporto con il capo, Mirella Bertocci, 63 anni, storica
assistente di Franco Tatò, ci vede una sfida: "Con un uomo così
intelligente è una lotta che dà mille soddisfazioni. Anche se io sono
all'antica".
Le fedelissime stile Bertocci sono tante, i manager non se le lascerebbero
mai scappare: Lina Coletta, segretaria di Gianni Letta da 30 anni, è
fiera che il suo lavoro sia stato riconosciuto anche nei libri di Bruno
Vespa; Mara Marinacci, al fianco di Gianfranco Causin (Autostrade) non
teme "le 15 ore di lavoro giornaliero"; Antonietta Martini è
fedele da 26 anni ad Antonio Fazio; Margherita Barberis, con Cesare Romiti
dal '77, per la sua bravura ha vinto il premio Bellisario.
"Luminari" della segreteria, insomma, garanzia contro le
molestie, spauracchio Usa. Non corrono il rischio Roberto Formigoni, il
ministro Salvatore Cardinale e il ragioniere di Stato Andrea Monorchio:
hanno assistenti maschi.
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