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L'importanza della voce nella comunicazione.
Fabio Luzzetti di Radio Città Futura
intervista Vittorio Galgano
Vittorio Galgano
è seminar leader Ottantaventi.
Autore del libro “Come
parlare in pubblico” e relatore dell’edizione del corso
“Come Parlare in
Pubblico” in calendario a Milano
e a Perugia.
L. Buonasera
Galgano. Di che cosa si occupa la società Ottantaventi?
G. La società Ottantaventi si occupa di formazione alla comunicazione, quindi interviene su tutti gli aspetti di comunicazione che riguardano il rapporto con il cliente
e il rapporto con il pubblico. Svolgiamo corsi di public speaking
e di vendita.
L. Mi faccia un esempio concreto, chi è un
vostro tipico cliente?
G. A seconda della tipologia del corso, i nostri clienti possono essere manager
o venditori.
L. Quindi, per esempio,
manager che devono parlare di fronte ai consigli di amministrazione e
convincerli della bontà delle loro scelte?
G. Certo, sono nostri clienti. Relativamente all’argomento dell’intervista, nei nostri corsi interveniamo proprio sull’utilizzo efficace della
voce. Il risultato della comunicazione è infatti influenzato da cosa dico e da come lo dico;
le ricerche evidenziano che "il cosa" incide per il 7%, "il come"
per il 93%. In questo 93% ha un aspetto preponderante proprio l’uso efficace della voce.
L. Non mi aspettavo che le percentuali fossero addirittura queste, io pensavo, a occhio, che fossero
paritetiche. E invece è cosi importante la voce e anche tutto quello che c’è
attorno!
G. Certo, la voce, il linguaggio del corpo, la gestualità.
L. Quindi queste considerazioni si possono allargare a chi lavora nel commerciale, a coloro che devono vendere, quindi,
che devono convincere. Certo uno può avere con sé la sua presentazione fatta con power point, ma se
bastasse quella la potrebbe mandare su un cd e tanti saluti. Invece, di solito, dal cliente ci
si va di persona.
G. Anche il venditore per convincere deve usare bene la voce perché come l’allievo che si annoia non impara, così il cliente che si annoia non acquista. Quindi sia il venditore, sia chi insegna,
sia chi gestisce riunioni e anche chi predica dovrebbe fare di tutto per migliorare l’ espressività
e la chiarezza della propria voce.
L. Quindi lei ci sta dicendo, in altre parole, che la comunicazione per persuadere è fatta a strati: c’è un contenuto che può essere buono quanto
vogliamo però non basta per farci raggiungere l'obiettivo. E' necessario
lavorare per farlo passare. Anche la miglior prosa di questo mondo, non pronunciata bene,
sembra mediocre.
G. Certo, è come una bella poesia recitata da un pessimo attore.
L. Già.
Un attimo fa stavo citando testi letti da notevoli attori. È vero,
effettivamente non basta avere una proposta valida e non basta neanche saperla articolare bene dal punto di vista concettuale, ma
è necessario proprio tecnicamente presentarla bene
con la voce. Mi dica una cosa, avete tra i vostri clienti anche gli avvocati, che,
per definizione, dall’epoca di Cicerone, sono persone che devono parlare in pubblico?
Gli avvocati hanno un
loro percorso formativo o anche loro partecipano ai vostri corsi?
G. Anche gli avvocati partecipano ai nostri corsi per parlare in
pubblico proprio perché
è difficile trovare corsi specifici, ad esempio all'interno del percorso
universitario, su questo argomento.
L.
Mi pare di capire che per migliorare la voce non basti migliorare la
dizione.
G.
Dalla dizione dipende la chiarezza mentre l'espressività è creata dall’enfasi,
dalle variazioni di volume e di velocità di eloquio. La discontinuità
attrae l'attenzione, il principio basilare è questo. E' necessario essere discontinui, perché se
si parla sempre alla stessa velocità, con lo stesso volume, enfatizzando sempre ad un
punto fisso, alla fine il pubblico si addormenta.
L. È chiaro, è come un moto ondoso regolare che alla fine fa assopire.
Bene, immagino che, nella società Ottantaventi, all’ inizio, quando vi si presenta
un potenziale cliente, gli facciate fare una sorta di provino, per vederne
il punto di partenza.
G. Prevediamo prove pratiche all’inizio e alla fine del corso, anche per far riscontrare
ai partecipanti i miglioramenti che raggiungono.
L.
Glielo chiedevo perché nel mio lavoro, che è differente, ma che,
ugualmente, è basato sulla voce, mi è capitato di far fare dei provini. Non avevo intenzione di dare dei consigli particolari di dizione, ma soltanto
capire se sapevano far sentire in un testo scritto, di esemplare semplicità, dove sono i punti e le virgole. Ho scoperto che molte persone all’ inizio, quando si propone loro un testo per la prima volta, neanche sanno rispettare la punteggiatura. E la punteggiatura è solo l’inizio …
G. Usarla al momento giusto è un arte preziosa.
L. La punteggiatura è il primo ausilio scritto che esiste per dare
ritmo al discorso.
G. Sì, ed un mezzo per imparare a rispettarla è l’apprendimento delle poesie, che però non
avviene quasi più. Imparare non solo cosa dice la poesia ma anche come
deve essere recitata, come rispettare le pause, le parole da enfatizzare
è un mezzo potente per imparare a parlare.
L. Certo, ma non si fa più?
G. Così mi risulta. La scuola invece dovrebbe insegnare
anche a parlare, visto che si sentono ragazzi che parlano veramente male.
L. Anche gli adulti!
G. E' importante che gli insegnanti prestino la stessa attenzione a cosa dicono e a come
la dicono. Molti si concentrano sul cosa e perdono di vista il come, non tenendo conto che l’apprendimento è un fatto imitativo.
L.
Certo!
G. La voce è indispensabile per instaurare un rapporto di fiducia con l’
uditorio o con il cliente, per catturare e mantenere desta l’attenzione, eliminare i malintesi e raggiungere un’elevata capacità persuasiva.
L. Sono d’accordo,
assolutamente, ma voglio anche aggiungere che tutto il suo discorso mi sembra sostanzialmente ottimista, nel senso che lei ci dice che sono tutte cose che si possono apprendere, su cui ci si può esercitare?
G. Senz’ altro. Tutti possono avere notevoli miglioramenti.
L. Anche quelli che partono, magari,
da una pesante cadenza dialettale?
G. Sì, anche loro. Perché ci sono degli esercizi di dizione che possono aiutare a far perdere queste cadenze.
L. E sicuramente sono utili anche per non essere monotoni. Lei capirà benissimo che, parlando alla radio, uno cerca di sfuggire la monotonia per non annoiare gli ascoltatori. Comunque sono cose a cui si
arriva anche intuitivamente subito, poi riuscire a metterle in pratica è un altro paio di maniche. Sapere che si può imparare è sicuramente utile.
G. Inoltre, uno dei problemi più avvertiti è la paura del pubblico che si riflette immediatamente sulla voce, che si manifesta a fatica. Lavoriamo anche su questo aspetto.
L. Ci sono celebri aneddoti di attori teatrali che nel camerino facevano le prove con voce tonante e poi invece sul palcoscenico diventavano pressoché afoni!
In questi casi non si capisce come si possa diventare un attore teatrale
... Ci sono poi delle varianti, come quando uno si trova in pubblico e la salivazione si azzera, come direbbe Fantozzi, oppure parla al microfono o al telefono o di fronte ad una folla... Quindi tutto questo
si può migliorare, si può affinare: questa è una buona notizia. Voi lo fate con persone che lo vogliono apprendere
professionalmente grazie al corso per parlare in pubblico; è poi quello che faceva il già citato Cicerone, noto avvocato di un paio di migliaia di anni fa, che pare fosse molto bravo. I migliori avvocati dell’ epoca erano
persone che sapevano farsi ascoltare. Non sono rimaste registrazioni ma si dice che lui, Catone e altri fossero molto efficaci.
G. I più grandi comunicatori sono stati i maestri di retorica, gli antichi maestri. Perché la retorica ha assunto un significato negativo? Proprio per gli antichi oratori romani, che fingevano di non conoscerla o di disprezzarla per allontanare da loro l’idea che fossero molto bravi
nel manipolare le persone.
L. Mentre invece la migliore retorica deve sapersi nascondere, deve cercare di non apparire, di non apparire tale.
G. C’ è l’ esempio di Antonio che dice “ Io non sono un oratore come Bruto, io sono uno che vi parla alla buona, vi dico le cose che voi stessi sapete”, e invece lui è il grande oratore, che poi ha partita vinta mentre Bruto è un pessimo oratore, non diciamo pessimo … diciamo mediocre.
L.
Quello soccombente. Va bene, allora questo è un buon viatico per studiare il modo di utilizzare la propria voce. Grazie a Vittorio Galgano, presidente della società Ottantaventi, che si occupa di Public Speaking,
di discorsi in pubblico.
G. Grazie a lei!
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