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Consigli "Dolci"
di Adriana Galgano,
Life Coach
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Devi dire ai tuoi collaboratori che devono fare gli straordinari.
La dolcezza rende tutto, anche una notizia triste o sgradevole, più piacevole da
ascoltare e in questo modo si ha più probabilità che il messaggio venga
compreso. Quindi usa parole semplici e gentili, coinvolgili e spiega con calma
perché c'è bisogno di quel loro ulteriore impegno. Non imporlo con aggressività,
riusciresti solo a incrinare i rapporti.
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Il tuo capo spesso e volentieri si
mette a urlare.
La dolcezza spiazza l'interlocutore aggressivo e in molti casi contribuisce a
calmarlo e a predisporlo all'ascolto. Quando lui in izia a urlare tu ti innervosisci e ti manca un po' il respiro? Concentrati su di te e
non su quello che sta dicendo, concentrati sul tuo respiro e su quello che puoi fare
per risolvere il motivo che ha scatenato il suo malumore.
E quando ha finito di urlare (parlargli quando lo fa è inutile), illustragli con calma come pensi di
risolvere il problema che lo ha fatto imbestialire.
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Un collega ti interrompe continuamente per raccontarti le sue pene d'amore.
Non alzare gli occhi al cielo e non dargli risposte a casaccio, questo servirebbe
solo a creare malumore tra di voi. Proponigli gentilmente di uscire a pranzo
insieme, così avrete più tempo per poterne parlare.
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Un tuo collaboratore arriva tardi, lavora male e in maniera superficiale.
Non aggredirlo, un'aggressione ripetuta può rendere incapace l'altra persona di
prendere decisioni autonome. Fallo ragionare con calma sugli errori commessi,
spiegagli di nuovo quello che ti aspetti da lui, fagli esempi concreti e digli che hai
fiducia nel fatto che la prossima volta saprà cavarsela da solo.
E, con fermezza, fagli anche presente quali sono le conseguenze disciplinari alle
quali può andare incontro. Non cambia? Applica le sanzioni previste.
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Il tuo disordinatissimo vicino di scrivania invade anche il tuo spazio.
Se la cosa ti irrita, agisci prima che ti venga un attacco di nervi. Chiedigli
gentilmente di togliere le sue cose dalla tua scrivania perché stai per metterla in
ordine e non vorresti buttare per sbaglio qualcosa che gli appartiene.
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