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> Perle formative |
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di Vittorio Galgano | |||||||||||||||||||||
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Un principio fondamentale
da seguire: non diluire con tiritere e
ripetizioni inutili la forza persuasiva di un messaggio. A volte si verifica
infatti che l’oratore, vedendo che una argomentazione ha particolarmente presa sul
pubblico, commette l’errore di ripeterla rischiando di distruggerne l’efficacia
originale. E' importante invece essere brevi e stringati soprattutto quando l’obiettivo del
discorso è quello di diffondere valori, motivare, influenzare. Non a caso,
l'Ulisse di Dante fa un "orazion picciola" per convincere i suoi
compagni a superare le colonne d’Ercole e a proseguire il viaggio verso l’ignoto.
Ulisse, dice loro che la vita dell'uomo non va sciupata nell'inerzia, ma
deve mirare ad arricchire le proprie conoscenze. Ecco, testualmente, le
poche, ma proprio per questo, suggestive e convincenti parole di
Ulisse: Questo esempio conferma ulteriormente l’efficacia della concisione. Ai caduti della battaglia di Gettysburg (1863), la più cruenta della guerra di secessione americana, venne dedicato un cimitero. In questa occasione intervennero alcuni dei migliori oratori americani del tempo, fra i quali vi era, famoso proprio per la sua eloquenza, il senatore Edward Everett. Ciascuno di questi oratori intrattenne piuttosto a lungo l’uditorio. Lincoln si distinse tra tutti pronunciando un discorso brevissimo. Le sue poche parole commossero profondamente il pubblico e si propagarono e ridondarono in tutta la nazione: oggi il suo discorso è ritenuto uno dei più grandi della storia. Ecco il discorso di Lincoln. Or sono ottantasette anni, i nostri avi diedero vita su questo continente ad una nuova nazione, concepita nella libertà e consacrata al principio che tutti gli uomini nascono uguali. Siamo ora impegnati in un'aspra guerra civile, in cui si mette alla prova se questa, e qualsiasi altra nazione similmente concepita e consacrata, possano resistere a lungo. Siamo riuniti sul campo di una grande battaglia di questa guerra. Siamo venuti per consacrarne una parte quale ultima dimora di coloro che qui la vita hanno dato onde la nazione vivesse. E' nobile e giusto che questo sia fatto. Ma, in senso più ampio, non possiamo decidere nè di consacrare, né di santificare questo suolo: gli eroi, vivi e morti che qui combatterono, l'hanno consacrato assai al di là di quanto sia nelle nostre povere forze di aggiungere o togliere. Il mondo poco noterà, né a lungo ricorderà quanto qui stiamo dicendo, ma non potrà mai dimenticare quanto qui essi hanno fatto. Siamo piuttosto noi, i vivi, che qui dobbiamo essere consacrati all'opera incompiuta di coloro che in questo luogo hanno combattuto e così nobilmente hanno portato innanzi. Siamo piuttosto noi a dover essere consacrati al grande compito che ci resta dinanzi: che da questi nobili caduti si tragga dedizione ancor più grande alla causa cui essi hanno dato la più completa e definitiva prova di dedizione, che qui solennemente si affermi che i morti non sono morti invano, che questa nazione, a Dio piacendo, abbia rinnovellata nascita nella libertà, che il governo del popolo, dal popolo retto per il popolo, non scompaia dalla terra. Il mondo si è
dimenticato dei discorsi lunghi e macchinosi degli altri oratori, ma non di
questo: semplice e diretto, conciso ed intenso. Desideri
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