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L'importanza del  linguaggio del corpo nel
parlare in pubblico


   Il relatore del Corso  "Come Parlare in Pubblico" è Vittorio Galgano, autore dell'omonimo libro.



L'uomo comunica con il linguaggio verbale, ma anche e soprattutto con quello non verbale. Ho detto soprattutto, perché le ricerche affermano che il linguaggio verbale ha un valore del 7%, mentre quello non verbale del 93%. 
Il linguaggio verbale si riferisce a "
cosa dico".
Il linguaggio non verbale a
"come dico"
Nel linguaggio non verbale e cioè nel "come dico" entrano in gioco il linguaggio del corpo e il paralinguaggio. 
Qui parleremo del linguaggio del corpo.

Linguaggio del corpo

Il linguaggio del corpo comprende il linguaggio statico e quello dinamico.

Fanno parte del linguaggio statico:

  1. il volto;

  2. la conformazione fisica;

  3. il vestito, gli ornamenti, la rasatura, la barba, i baffi, il trucco, il taglio e l’acconciatura dei capelli con i quali ci si presenta in pubblico.

Il volto è la conformazione fisica, sono quelli che sono, ma per quanto riguarda le componenti del punto 3, l’oratore deve adeguarle al suo pubblico. Le impressioni suscitate da queste componenti contribuiscono al successo del discorso. Risultare troppo eleganti e tradizionalisti di fronte ad un pubblico di giovani in maglione e blue-jeans oppure troppo casual, sciatti e stravaganti di fronte ad un pubblico elegante e sofisticato, può far pensare agli astanti: "Non è uno di noi!" "Appartiene ad un'altra generazione" "E' di un'altra tribù." "Prendiamo le distanze".

Il linguaggio dinamico comprende invece:

  • l’espressione del volto

  • lo sguardo

  • gesti;

  • movimenti del corpo;

  • posture

Questi aspetti sono molto più importanti di quelli relativi allo statico. Persone non belle, grazie al loro linguaggio dinamico, possono essere più comunicative ed efficaci di persone più attraenti che:

  • si dondolano o saltellano, si muovono avanti e indietro o se ne stanno immobili come statue;

  • si grattano, si passano le mani tra i capelli, controllano il nodo della cravatta con regolarità esasperante;

  • giocano con occhiali, biro ed altri oggetti;

  • scuotono chiavi o spiccioli dentro le tasche (ricordarsi di svuotarle degli oggetti tintinnanti prima di cominciare a parlare);

  • spostano oggetti e sedie;

  • sfuggono il contatto visivo con l’uditorio o fissano lo sguardo su un unica persona, quella che appare la più timida o compiacente. Sembrano rivolgersi solo a lei, creandole uno stato d’imbarazzo e facendo sentire esclusi tutti gli altri;

  • assumono espressioni del viso e posture del corpo tronfie ed aggressive come se volessero dire agli ascoltatori: "Ora vi addomestico io!" Creandosi a priori delle giustificate ostilità, non a livello verbale schietto e manifesto, perché magari l’oratore è il più alto in carica tra i presenti, ma sicuramente a livello mentale pregiudicando un sincero consenso da parte di chi ascolta.

Alcuni suggerimenti

Partiamo da un presupposto fondamentale: l’improvvisazione non esiste. 
Mark Twain (il grandissimo romanziere americano) diceva: 
Di solito ci metto tre settimane per preparare un discorso improvvisato.

Nessuno possiede la magica virtù di mettere insieme e manifestare, senza una adeguata riflessione, gli argomenti più opportuni, scegliere le parole migliori per esprimerli e sistemarli nell’ordine più appropriato. Un bel discorso è la conseguenza di un'accurata preparazione.
Molti lo ignorano, ma anche il linguaggio del corpo deve far  parte della preparazione del discorso.

  • Dopo averlo scritto dovete pertanto considerare a priori come rafforzare i passaggi verbali più significativi tramite lo sguardo, gesti e posture. Questo è il segreto dei grandi oratori!

  • Per quanto riguarda l’ampiezza e la forza della gestualità bisogna tener presente la dimensione dell’uditorio. Un esiguo numero di ascoltatori potrebbe trovare fuori luogo e addirittura ridicoli dei gesti troppo
    accentuati e teatrali. Al contrario possono essere opportuni di fronte ad uditorio molto vasto.

  • Parlate di preferenza stando in piedi, poiché questa posizione consente di essere visti e sentiti meglio; inoltre può essere considerata una forma di rispetto verso il pubblico.

  • Sia in piedi che seduti evitate nel modo più assoluto di tenere le braccia incrociate: sono posizioni che comunicano stati disagio e d'ansia.
    Scattano facilmente in chi parla in pubblico poiché ci si viene a trovare soli ed esposti di fronte a numerose persone.

  • Prima di cominciare, per alcuni secondi, allo scopo di un reciproco apprezzamento visivo con il pubblico, ispezionerete la sala, guarderete i presenti con simpatia e sorridete.


    L’occhio - scriveva A. Adler - non è solo un organo di ricezione e trasmissione di raggi, ma anche un organo di comunicazione sociale. La maniera con cui una persona guarda l’altra mostra fino a che punto desideri stabilire una relazione con lei. Ecco perché tutti gli psicologi e gli scrittori hanno dato tanta importanza allo sguardo degli esseri umani. Noi tutti valutiamo l’opinione che gli altri si formano di noi dal modo in cui ci guardano, e tentiamo di scoprire una parte delle loro anime con lo sguardo.

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