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    Seconda parte  di Enio Pallaracci    
 

 
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Il processo creativo nell'opera artistica, 
scientifica e imprenditoriale.

QUANDO SI SVILUPPA IL MITO DEL GENIO INCOMPRESO E SOLITARIO?

Osservando da una prospettiva storica più ampia il ruolo avuto dall’artista nella società, ci rendiamo subito conto che questo muta con il mutare della società in cui vive.

Analizzando il contesto storico-culturale nel quale l’artista muoveva i suoi passi, si può capire quale fosse il suo ruolo effettivo al di la’ di quegli stereotipi coi quali si tende a identificarlo.

Nel Medioevo non c’era una distinzione netta tra architetto, muratore o scalpellino; difatti il termine artifex (che significa artista o scultore) e il termine operarius (che significa operaio) venivano usati come sinonimi, questo a significare che il lavoro di pittore era considerato socialmente modesto perché manuale,  non c’era infatti differenza tra un modesto decoratore e un pittore.

La creatività, infatti, considerata oggi unanimemente così importante, era invece poco apprezzata in alcuni periodi dell’antichità, tanto che l’artista più bravo era quello che riusciva ad aderire in modo più acritico alla tradizione, senza introdurre alcun tipo di innovazione.

Uno dei pochi creatori famosi del Medioevo è Giotto, il quale si circondava di molti collaboratori e fu uno dei primi ad avere dei  tratti in comune col moderno imprenditore.

Lo sviluppo di Giotto va di pari passo con lo sviluppo della borghesia mercantile, una classe sociale che, a differenza del clero o dei nobili, apprezza la vita attiva, dà spazio alle novità, alla rapidità dei cambiamenti, all’elasticità mentale, alla partecipazione alla vita politica, alle lotte civili.

Tutto questo traspare dalle opere di Giotto, che inventa un nuovo linguaggio pittorico aderente alla nuova classe sociale mercantile in crescita. La realtà entra quindi nella pittura; si passa dalla stilizzazione e astratta “piattezza” delle opere precedenti alla terza dimensione della prospettiva, ad una pittura con elementi presi dall’osservazione del mondo che ci circonda, con riferimenti temporali e storici. Questo a testimonianza del continuo contatto tra l’artista e la realtà circostante.

Giotto aveva una bottega, si occupava di supervisionare i progetti e spesso lasciava la realizzazione finale agli allievi. Dunque non fu solo pittore, ma dirigeva e coordinava un gruppo di persone che collaboravano al raggiungimento di un determinato obiettivo,  è lui che si occupava anche della  trattativa con i maggiori committenti dell’epoca.

Il forte individualismo e la mitizzazione che caratterizza la visione del creatore solitario, per molti secoli di fatto non esiste e ad esempio la costruzione delle cattedrali veniva vissute come opera collettiva. Infatti non esistono nel Medioevo biografie di artisti, di molte opere pittoriche non conosciamo l’autore e la 'firma', oggi così importante, non veniva quasi mai messa ed e’ solo dal Rinascimento in poi che ne abbiamo i primi esempi.

La 'bottega' si sviluppa pienamente durante il Rinascimento, al suo interno esisteva una gerarchia e dei ruoli a cui corrispondevano mansioni precise che assegnava il maestro-imprenditore.

Si entrava molto giovani, poco più che adolescenti;dopo alcuni anni si passava da garzone a discepolo, poi artiere e i più capaci potevano creare una propria bottega.

Comincia dunque a delinearsi proprio nelle botteghe degli artisti, quell'organizzazione del lavoro che nel corso dei secoli si svilupperà e porterà alla moderna impresa.

Mentre nel Rinascimento e nella ‘borghese’ Firenze, o in altri comuni, gli artisti avevano acquisito  un loro ruolo importante ed erano perfettamente integrati nella società in cui vivevano, tanto che Michelangelo e Leonardo erano soliti lavorare per i potenti Principi, Re, Papi e anche ricchi borghesi dell’epoca, lo sviluppo tecnologico dell’Ottocento fece entrare in crisi il ruolo che aveva avuto finora l’artista.

Sicuramente l’Ottocento diede un grande contributo alla nascita del mito del genio incompreso e solitario; grazie infatti al particolare clima storico e alla vita travagliata di alcuni artisti, si crearono degli stereotipi che ancora oggi influenzano il nostro modo di percepire le persone dotate di qualità creative.

I poeti 'maledetti' Baudelaire, Verlaine e Rimbaud e pittori come Van Gogh contribuirono a creare questo mito dell’artista identificato in colui che non può avere rapporti con la società borghese e con i suoi falsi valori. E’ proprio a questo stereotipo di artista in forte contrapposizione con la società che tutte le figure di creatori in genere verranno fatte aderire in modo acritico.

Bisognerà attendere il Novecento, perché gli artisti, in particolare gli architetti e i designer, abbandonino quel moralismo e quella sfiducia verso lo sviluppo tecnologico che li aveva allontanati dalla società ed entrino nuovamente in contatto con questa.

Fine seconda parte

Enio Pallaracci

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